19 maggio 2008

IL SUICIDIO DI UNA GENERAZIONE


Come si fa a cogliere quella calma inspiegabile che c'è negli occhi di un ragazzo che si vuol suicidare? Un apparente senso di calma che sembra appartenere ad una generazione, quella dei giovani d'oggi, concentrata a mettere in ordine le proprie cose. Tra l'entusiasmo maniacale di ormai insperate prospettive future e il deprimente senso di una condizione limitante, c'è un' eccessiva cura del proprio spazio da difendere come se fosse parte integrante del proprio essere. La mia è una generazione che si appresta al suicidio. Basta poco per ritrovarsi ad avere quel senso precario di normalità che permette di guardare con maggior consapevolezza all'inevitabile ritorno di una condizione insostenibile. E' una generazione che può raggiungere il futuro soltanto lanciandosi nel vuoto, ma senza avere dietro alle spalle la robustezza di una corda fatta dalle certezze di un recente passato. C'è solo il proprio spazio da mettere a posto, da proteggere e da difendere contro l'improbabilità del tempo che passa. Quella calma inspiegabile ormai scorre nell'indifferenza più totale. Eppure è il segno palese di una generazione che si appresta al suicidio. Non avrà l'assordante rumore di un colpo di pistola, ma tutta l'agonia di un suicidio venuto male. Almeno fino all'ultimo questa generazione non vorrà rinnegarsi perdendo quel senso di incertezza e smarrimento che hanno saputo dargli uno spunto d'identità. Il suicidio è l'unica possibilità di una generazione che non avrà altro modo per lasciare il proprio segno.

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