15 novembre 2009

IL CANONE PUBBLICITARIO


Negli anni novanta Maurizio Costanzo dagli schermi televisivi ci diceva scandendo bene le parole:"vietato vietare". I dettagli dei motivi che l'avevano indotto ad usare un'espressione così forte e decisa non me li ricordo, se non vagamente. Ero ancora un ragazzino. Comunque si trattava probabilmente dei limiti che volevano imporre all'utilizzo delle pause pubblicitarie soprattutto durante i film. Da un lato c'era la televisione pubblica, sostenuta dalle tasse dei contribuenti, dall'altro quella privata che doveva basare i propri introiti economici sugli inserzionisti. Naturalmente come nella gran parte delle cose la via più ragionevole sarebbe stata quella della moderazione. La pubblicità doveva esserci, se non altro per questioni di sopravvivenza, ma opportunamente distribuita. Al di là di questi vaghi ricordi, che potrebbero senza troppi problemi essere anche sbagliati, il tema della pubblicità è del tutto attuale. Considerata da alcuni l'anima del commercio, a volte sembra quasi di vivere in una società che si muove proprio grazie alla pubblicità. Basta pensare che le case farmaceutiche utilizzano una quota rilevante delle proprie risorse per fare marketing. Si tratta sempre della solita storia, quella del cane che si morde la coda: per fare ricerca bisogna aumentare i guadagni e dunque le vendite. Ma il peso della pubblicità non riguarda soltanto la nostra salute. Sentivo poco tempo fa che un sito come quello di YouTube è in profonda crisi economica. Il suo utilizzo è del tutto gratuito per cui deve essere sostenuto dalle inserzioni pubblicitarie, ma non sempre queste risultano essere soddisfacenti. E' proprio il caso di dire che non è tutto oro quello che luccica. Sembriamo tutti contenti di navigare in internet con la possibilità di avere accesso ad un'infinità di siti in modo gratuito o per lo meno indipendente dai costi della nostra connessione. Ma senza i banner pubblicitari certi servi ce li scordiamo. La stessa google continua a svilupparsi grazie alla pubblicità e non solo per genialità dei suoi fondatori. Dunque sembriamo tutti alla fine vittime della persuasione di massa. I pubblicitari hanno vinto. Eppure non bisogna dimenticarsi di una cosa. Riferendomi soltanto alla situazione italiana, che però non credo essere l'unica, si può notare che lo sviluppo dell'informazione in rete gode di una particolare distribuzione di contributi pubblici. Insomma in questo discorso molto superficiale c'è una strada con due entrate, quella delle risorse pubbliche o se si vuole di un cosiddetto canone indiretto e quella della pubblicità. Quale sia quella più onesta io non lo so. Il risultato è che comunque un prodotto esiste non perchè viene acquistato, ma perchè viene guardato. Almeno finchè qualche bolla non scoppia.

12 novembre 2009

NUMERI INFLUENZABILI


Ogni giorno veniamo informati sul numero di morti che sta provocando l'influenza in corso. A guardare i telegiornali sembra che ci sia una vera e propria pandemia. Ma come spesso accade la nostra percezione della realtà risulta essere distorta da quello che i media decidono di raccontarci. Ci facciamo delle statistiche in base alle notizie che sentiamo. Il risultato di tutto questo è un'ansia generalizzata, una preoccupazione spropositata e una distorsione del senso di realtà. Anche l'organizzazione mondiale della sanita' ha fatto la sua parte allargando la definizione di pandemia. L'influenza stagionale provoca ogni hanno dei morti. Non siamo immortali e tutti destinati a vivere oltre l'età media. Le malattie, spesso ancora gravi, esistono nonostante l'avvento di apparecchiature diagnostiche che posso farci vedere differenze tessutali a livello cerebrale come ad esempio la RM. Ogni hanno arriva la natura a potare i rami secchi con l'influenza a peggiorare un quadro clinico già compromesso da una patologia cronica. Ovviamente questo non vuol dire che bisogna rassegnarsi al destino. Infatti tra tutti gli accorgimenti che si debbono prendere per evitare le complicanze di una banale influenza c'è anche quello di farsi vaccinare se si è a rischio. Tuttavia non bisogna dimenticare che tra una pandemia e l'altra dal 1972 al 1991 negli USA ci sono stati 20000 decessi per ognuna delle 10 epidemie che si sono susseguite. Che in Italia dal 1990 al 1994 sono morte tremila persone, dato che tralascia quelle avvenute con patologie coesistenti. Si parla di circa cinquemila morti all'anno nel nostro paese. L'attuale influenza ha un tasso di mortalità dello 0,00x. È assurdo essere ansiosi. Ma forse è altrettanto assurdo pensare che la gente abbia paura basandosi su una analisi personale fondata sulla propria percezione. Critico un metodo attraverso l'utilizzo dello stesso. A quanto pare il 61% degli italiani non ha paura dell'influenza. C'è come al solito chi grida facendosi sentire più degli altri. Tutto qui.

10 novembre 2009

UNA CROCE APPESA SU UN MURO


La scuola, se non sbaglio, deve almeno in linea di principio educare, insegnare e formare, non condizionare. La presenza del crocifisso, senza negare la positività dei significati simbolici che rappresenta, pone la religione cattolica in una posizione di privilegio. Non possiamo pretendere la laicità dagli altri facendo eccezioni sulla nostra. Inoltre bisogna tener conto del fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo si basa appunto sul diritto nel formulare le proprie decisione. Ovvero agisce su "un insieme ed un complesso (in genere sistematico) di norme che regolano la vita dei membri della comunità di riferimento". Il diritto è un giudizio che scaturisce da principi e norme fondamentali, non dal comune pensiero del momento. Se così non fosse la carta dei diritti dell'uomo avrebbe un valore relativo alla maggioranza e non ad un impianto di tipo filosofico. Quello che voglio dire è che in una discussione ragionata e non dettata dalla propria emotività la decisione della Corte europea appare del tutto coerente non solo con la funzione che rappresenta, ma anche con il nostro sistema normativo. Non si tratta dunque di parlare né di dittatura della maggioranza, né tanto meno della minoranza come molto cinicamente affermano alcuni. Il riferimento alla storia e alle tradizioni di un popolo è invece tutt'altra cosa rispetto al ruolo che uno stato moderno dedica alla scuola. Certa simbologia si è affermata in condizioni storiche del tutto particolari, spesso in epoche in cui i testi sacri avevano valore legislativo e la separazione tra stato e chiesa non era ancora così netta. Ma non ci sono motivazioni valide per fermare il processo evolutivo di un stato soprattutto se ormai necessita di mettersi in stretta relazione con formazioni di tipo comunitario. Non possiamo negare il percorso che stiamo facendo e dimenticare con chi e dove stiamo andando per rispetto soprattutto di noi stessi. Non sarà una croce appesa ad impedirci di varcare un muro per poter andare avanti.

09 novembre 2009

IL GIOCO DEI BASTARDI


Il recente film del regista americano Quentin Tarantino non ha come al solito mancato le attese. In "Bastardi senza gloria" lo spettatore si ritrova ancora una volta combattuto tra uno sguardo al sarcasmo di certe scene e una riflessione più profonda verso la cruda realtà dei fatti. I personaggi sembrano essere i protagonisti di un fumetto dove le azioni prendono il sopravvento rispetto alle emozioni. Non ci sono cuori che palpitano, ma strade da prendere come se la vita non fosse nient'altro che la realizzazione di un diagramma di flusso. "Bastardi senza gloria" è come se fosse un grande gioco. Nella vicenda cinematografica dentro una particolare ambientazione sono inseriti diversi personaggi come potrebbe fare un bambino che sta preparando un campo di battaglia per iniziare un gioco con i propri soldatini. Ha così inizio una narrazione soggettiva in cui il regista si muove parallalamente a delle vicende storiche che risultano essere modificate. "Bastardi senza gloria" diventa la realizzazione di un sogno collettivo dove si decide di far accadere quello che si vorrebbe fosse avvenuto. La scena in cui uno dei "bastardi" prende a mazzate un nazista è un contenuto rozzo, ma presente nella vita quotidiana dove con poche parole forti ed efficaci si esprime la propria contrarietà ad un particolare tipo di comportamento. Quentin Tarantino mette in scena questi nostri brutali desideri, rendendosi per questo motivo simpatico soprattutto al pubblico giovanile.

08 novembre 2009

SIDEWIKI


Sto guardando con entusiasmo a Sidewiki. E' una nuova soluzione pensata da quei geniacci di Google per poter commentare qualsiasi pagina presente sul Web. Si tratta di una barra laterale, disponibile come funzione di Google Toolbar. Una volta attivata, tramite il proprio account di Google, il suo utilizzo è a dir poco semplicissimo. Basta cliccare su un apposito pulsante della toolbar così che lateralmente all'articolo, che ad esempio si sta leggendo, si può lasciare il proprio commento. Inoltre se altri utenti hanno già pensato di fare la stessa cosa, è presente sul bordo di ogni pagina Web una striscia azzurra con tanto di pulsanti per poter mettere il proprio contributo o leggere appunto quello degli altri. E' poi possibile relativizzare ad un particolare punto della pagina i commenti. Se si evidenzia un termine compare sulla stessa riga un'iconcina. Clicando su di essa si apre la finistra della Sidewiki con specificato a che cosa sarà relativa la propria voce. Dunque sembra che da ora in avanti tutto sia commentabile. Non è più possibile scrivere qualcosa sul Web che non possa essere sottoposto a critiche sia in senso positivo che negativo. Ho in mente a tal proposito un blog di un giornalista che furbescamente ha sempre voluto evitare di far lasciare dei commenti ai propri post. Con Sidewiki sarà facile aprire un dibattito anche sui suoi scritti. E' uno strumento che sembra poter permettere di superare eventuali censure. Tuttavia Google è pur sempre un'azienda privata, sottoposta al giudizio del mercato e non a quello democratico. Ci sono degli affinamenti che andranno sicuramente fatti come quello ad esempio di poter creare dei sotto gruppi di discussione in base magari alla lingua utilizzata. Io scorgo per l'appunto delle notevoli potenzialità. Poter far sentire la propria voce è sempre qualcosa di estremamente positivo. Sidewiki è forse un virus che come sintomo provoca la libertà di parola.

02 novembre 2009

IL DOLORE DELLE DONNE


Quella della donna è una vita "scaglionata" dal dolore. Ogni mese il ciclo mestruale si ripresenta in tutte le sue varianti, talvolta senza neppure tanta moderazione. La consapevolezza di questo destino è scritta già nell'antico testamento: "tu, donna, partorirai con dolore". Come se il dolore fosse una caratteristica intrinseca della donna, secondo una volontà divina. Il sesso debole sa fin dalla nascita che prima o poi dovrà affrontare tutte le difficoltà di un parto, ma soprattutto il suo dolore. Ma come se non bastasse, non c'è donna che non abbia avuto a che fare con qualche cefalea. Le più sfortunate, che probabilmente non sono neanche poche, si ritrovano con una vera e propria patologia cronica. Forse non esiste donna che non abbia nella propria borsetta qualche analgesico per ovviare ad un fastidioso mal di testa. Insomma, chi dice donna dice dolore. Ma forse non è stata poi abbandonata così del tutto dalla natura. Senza fare riferimento a nessun tipo di statistica, nel ruolo della donna rientrano per forza di cose degli aspetti di tipo compulsivo ossessivo. La cura della propria prole che comporta anche una particolare attenzione dell'ambiente domestico, fanno si che la donna debba essere costante e meticolosa. Tutto questo comporta un arruolamento maggiore delle endorfine endogene, che svolgono la loro azione con effetto analgesico stimolando i recettori oppioidi che poi inibiscono le vie del dolore.

01 novembre 2009

L'INCERTEZZA DELLA PENA


Mi chiedo se la scienza con il suo sviluppo saprà risolvere i problemi che essa stessa determina o se debba fare riferimento sempre e comunque ad un sistema assoluto di valori. Insomma mi trovo di fronte alla dicotomia tra natura e tecnologia. Posizioni che probabilmente non sono che due faccie della stessa medaglia. Tanto è vero che entrambe sono proiezioni dell'esssere umano. La tecnologia esprime la realizzazione di una volontà di controllo. La natura è intesa come deposito delle leggi morali pensate dall'uomo. Il contesto in cui ci si trova cambia di volta in volta il valore assoluto di certi principi. Dall'altro canto basta pensare alla medicina dove l'incertezza diagnostica rende insostenibile la contrapposizione tra questioni di fatto e questioni di valore. La predittività deve tenere inevitabilmente in considerazione l'autonomia decisionale del paziente e la beneficialità ovvero il rapporto tra rischi e benefici. Se non altro per il semplice fatto che ogni persona è un sistema con una sua complessità intrinseca. Dunque da un lato manca la certezza dei risultati scientifici, affermazione resa certa dalla fisica quantistica, dall'altro manca "una natura" che non sia in realtà specchio del punto di vista umano. Ma allora le nostre scelte fanno riferimento alle regole del gioco della probabilità condizionate dal viver comune. La laicità del singolo individuo non può pregiudicare quella degli altri.

31 ottobre 2009

INNO ALLA VITA


Se non ricordo male poco tempo fa dal Brasile è arrivata la notizia di una bambina, minorenne di 9 anni, rimasta incinta di due gemelli dopo essere stata perpetuamente violentata dal patrigno. Uno schifo che è stato accolto dalla chiesa cattolica con la scomunica dei medici che hanno eseguito, doverosamente, l'aborto. Solo gli ottusi riescono ad ... Visualizza altroessere così cinicamente coerenti. Molte donne sono costrette a fare uso della spirale come anticoncezionale. Spesso devono abbandonare per motivi di salute la contraccezione ormonale oppure non possono più correre il rischio di rimanere ancora incinta, magari perchè hanno il marito tanto gentile da trattarle come vacche d'allevamento. Il suo meccanismo d’azione consiste nell’impedire l’impianto di un ovulo eventualmente fecondato. Queste donne in confessionale chinano la testa come se fossero peccatrici di chissà quale misfatto. Conosco una ragazza con un cuore enorme che ha saputo crescere la propria figlia in condizioni a dir poco disastrose. Si è ritrovata sola dopo essere stata abbandonata dal solito cretino. Per amore di sua figlia ha evitato una seconda gravidanza. Forse andrebbe guardata negli occhi da tutti coloro che hanno la sfacciataggine di pensare che sia stata complice di un omicidio. Ma può darsi che la cosa non sia poi così tanto difficile. Sono persone che si sentono talmente illuminate dalla propria ragione che rendono tutto funzionale ad essa come si fa nelle peggiori dittature. Se in una situazione del genere mi dovessi trovare al fianco di questa ragazza giuro che non esiterei a tirare un bel pugno sul naso a certi stronzi. La dignità delle donne va rispettata. Non va condizionata dentro teoremi stupidamente banali che creano soltanto dolore e sofferenza. Caro Emanuele alla fine si tratta proprio di questo. Il metodo, che usa, di ripetere continuamente lo stesso concetto non lo rende più convincente neppure se cerca di addolcirlo di volta in volta. La smetta di dire stronzaggini che sono irrispettose e profondamente offensive nei confronti di coloro che hanno vissuto un dramma assumendosi senza ipocrisia tutta la responsabilità di certe scelte sulle proprie spalle. Perchè tutti hanno una coscienza, tutti possono avere dei dubbi, ma non tutti hanno il coraggio di guardare in faccia la realtà della vita.
Ci sono donne che hanno il sacro santo diritto di non voler portare avanti una gravidanza, non solo di non poterla proseguire. Sono donne che amano la vita a tal punto da sapere che nessuno merita di essere sbattuto al mondo senza l'amore di una madre. La sua posizione ha inevitabilmente come sotto fondo l'idea di imporre a tutti un destino che non si vuole avere sulla base di mere ipotesi. Ma senza il libero arbitrio, o almeno la sua illusione, che cosa siamo? Forse schiavi. Noi preferiamo pensare di poter scegliere interrogando in ogni particolare situazione la nostra coscienza. Lo facciamo partendo dal punto di vista della vita che si fa persona inquanto individuo, con la sua storia e le sue relazioni.
Se nostra moglie dovesse rimanere incinta non ci nascondiamo dai sogni, perchè così son tali, che ci verrebbero subito alla mente. Ma se lei dovesse decidere di abortire, rispetteremmo profondamente questa scelta. E personalmente non vorrei neanche azzardarmi di chiederle una motivazione. Le donne sono libere di fare quello che vogliono del proprio corpo senza dover giustificare niente a nessuno. Non sono macchine da riproduzione.
Mi faccia ora il piacere di non rispondere, di tacere e di riflettere. Il suo ragionamento lo conosco fin troppo bene. Rispetti tutte le donne che sta accusando ignobilmente di omicidio.

29 ottobre 2009

QUESTIONI INTORNO ALL'ABORTO


Se uso il termine "bambino" presumo che ci sia una persona in questione. Ma dal punto di vista ontologico quella dello status dell'embrione è per il momento una questione indicibile. Dunque è del tutto avventato parlare di omicidio. Nessuno nega che non ci sia vita. Infatti l'argomento della potenzialità è riferito al concetto di persona, non a quello di vita. Parlare di persona facendo riferimento sia alla madre che all'embrione significa equiparare entrambi agli stessi diritti. Ma è evidente che questo crea dei conflitti. Non si può fare una scala dei diritti, altrimenti si entra in contraddizione con il concetto di uguaglianza. A chi deve essere assicurata la sopravvivenza a discapito dell'altro? Soltanto a chi è in grado di prendere una decisione? Dunque giuridicamente parlando non ci si può fermare ai dubbi che ci lascia l'ontologia, ma bisogna trovare una soluzione che sia ampiamente accettabile. Sul fatto che la donna sia una persona non ci sono dubbi, neppure nel più acerrimo dei maschilisti. Il suo diritto alla salute non può essere inficiato da mere questioni di carattere filosofico. Salute che non riguarda soltanto le condizioni prettamente biologiche di una persona, ma che rientra, giustamente, in una definizione più ampia. Questo è il punto che gli antiabortisti non capiranno mai.

24 ottobre 2009

MI DEDICO A VOI.


La condizione dei sacerdoti che non possono avere nessuna relazione matrimoniale viene sempre vista da noi profani con molta perplessità. Per loro avviene lo sposalizio con la chiesa cattolica, al cui servizio donano una totale dedizione.Ogni comunità cristiana diventa per loro una famiglia, fatta di fedeli e pecorelle smarrite da seguire con il senso di un amore quasi paterno. Il sevizio che svolgono ha un significato troppo alto per poter concedersi le tentazioni della carne. Parallelamente si può pensare che anche un politico, di fronte ad un investitura importante, debba poter servire in tutto e per tutto la comunità che lo ha eletto. Senza confondere i piani, visto che ci si sposta tra cielo e terra, dovrebbe sembrare inopportuno l'affidare ruoli significativi a persone che non riescono ad avere la giusta tranquillità per svolgere al meglio il proprio compito. In questo senso senso la sfera privata diventa una sorta di garanzia. Fare politica, bene, è qualcosa di veramente impegnativo. C'è bisogno oltre che di carisma e capacità, di molto equilibrio. Non ci si può mettere al servizio di una comunità, con tutte le responsabilità del caso, se in qualche modo ci si ritrova in una posizione viziata, condizionata da distrazioni esterne alla vita pubblica. Insomma ci sono situazioni famigliari, comportamenti discutibili o addirittura conflitti d'interesse che fanno per lo meno guardare con sospetto quei politici alla quale gli elettori hanno dato in mano la chiave del proprio futuro.